Il mito di Rudipudi – Cosmogonia saponiana del Mondo.

Un brevissimo racconto di Paolo Colombo


Al principio era il tempo:
Rudipudi, il gigante, vi dimorava;
non c'era sale né mare
né bianche onde;
terra non si distingueva
né cielo pallido in alto:
il baratro era spalancato
e in nessun luogo erba.

Nel mezzo del riposo
di un sonno profondo,
il crine del gigante generò
Mudros, dagli occhi splendenti,
ed i suoi piedi originarono,
Nebesh, colui che adula.
Dapprima Mudros fu ammaliato
dal fratello, ma le discordanze fra i due
si fecero aspre,
fino a culminare nello scoppio
di una feroce lotta.

Il clamore della sanguinosa battaglia
indusse Rudipudi al risveglio,
e si turbò nell’assistere
all’ignobile lite fratricida.
Il gigante sentenziò che se la sua prole
non era in grado di vivere in pace,
tanto valeva non averla generata.
Adirato oltremodo spalancò le fauci
e divorò ciò che lui stesso aveva creato.

Rattristato da tali eventi,
Rudipudi chiuse gli occhi
e si assopì per un’era intera.
Ma nel suo stato di incoscienza
non si avvide che il duello fra
Mudros e Nebesh era ripreso
all’interno dell’enorme ventre.

Destatosi improvvisamente,
e volendosi liberare da tale sgomento,
il gigante dapprima inspirò,
fondendo in una sola
le creature al suo interno,
quindi soffiò con tale veemenza
da generare un globo grande quanto
la sua possente mano.

Libero dal fardello,
Rudipudi si compiacque
di ciò che aveva emanato,
e gli diede il nome di Ontokolèd,
Colui che fluttua.

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